Parole per dirlo

parole per dirloIl progetto, ideato dalla Dr.ssa Maria Alberti, psicologa e psicoterapeuta, ha l’obiettivo di supportare i genitori che si ammalano di una patologia oncologica a trovare le parole e i tempi  per poter parlare con i propri figli di ciò che sta accadendo loro, il significato e il senso di una così dolorosa comunicazione.

I figli sono, per il genitore che si ammala, la più grande preoccupazione: prevale l’ansia di non poter più prendersene cura, la paura di lasciarli soli, il dispiacere di non poter vederli crescere e condividere con loro le tappe della vita.

È in relazione al bisogno di protezione che i genitori spesso tentano di nasconder loro i momenti di difficoltà familiare. Molto, troppo frequentemente, i bambini vengono esclusi completamente dalle “cose dei grandi”, con l'effetto boomerang di lasciarli così in solitudine a contatto con percezioni, vissuti, sensazioni a cui non è possibile dare forma, racconto, senso, parola.

Questo accade paradossalmente anche in caso di malattia grave, che è un evento impossibile da tenere nascosto. Quindi il tentativo di “fare come se niente fosse” ed il rifiuto della comunicazione creano la situazione paradossale in cui tutti sanno, ma nessuno può parlare, con il grosso rischio che il disagio emotivo dei bambini ne risulti drammaticamente accentuato. 

E' importante che sia l'adulto ad aiutare il proprio bambino a crescere e dunque a fare i conti con la vita, che significa anche imparare che nella vita si incontra il limite, la malattia, la morte.

Il progetto prevede:

  • Durante la fase iniziale del percorso di cura di un genitore:  alcuni colloqui di consultazione psicologica alla coppia genitoriale  (o al genitore) per accompagnarli al poter raccontare ai propri bambini cosa sta accadendo.
  • Durante il percorso di cura: qualora emergano sintomi di disagio in un figlio di un paziente oncologico, possibilità di attivare una consultazione psicologica  per poter dar voce al malessere espresso ed individuare, nel caso in cui la consultazione non fosse sufficiente, il percorso più idoneo per poterlo affrontare ed elaborare.

Viene considerato elemento fondante del progetto il suo essere collocato a tutti gli effetti all’interno del percorso di cura e della rete istituzionale stessa, in un continuo confronto con l’equipe curante per fare in modo che gli aspetti della genitorialità ferita e preoccupata non diventino possibile fonte di fraintendimento ed ostacolo al  percorso di cura stesso.


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