Il 30 maggio 2026 la campionessa Anna Danesi, insieme a Ercole Mereghetti, hanno ricevuto il Premio al Merito di AIL Brescia 2026. Il Premio al Merito nella lotta a Leucemie, Linfomi e Mieloma è un riconoscimento annuale istituito da AIL Brescia OdV (Associazione Italiana contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma) per celebrare personalità che si sono distinte nel campo medico, sociale, sportivo o culturale, offrendo speranza, coraggio e sostegno ai pazienti.

Riportiamo il discorso di Anna Danesi:
Buongiorno a tutti.
Colgo subito l’occasione per ringraziarvi di questo invito speciale per me è un onore essere qui oggi, in questa splendida cornice.
Quando mi è stato chiesto di parlare oggi, la prima cosa che ho pensato è stata: “Da dove comincio?”.
Potrei cominciare dalla pallavolo. Dal campo di gioco, dalle mie mani che alzano una palla, dai miei piedi che decollano da terra prima di un muro. La pallavolo è sempre stata la mia vita sinora e questo è il linguaggio con cui ho imparato a raccontarmi.
Nella mia vita, ho potuto conoscere e fare esperienze, sia nel mondo della pallavolo che in quello della malattia: nel primo caso da protagonista, nel secondo caso attraverso il legame che questa bellissima associazione ha costruito, con la nostra famiglia, negli anni.
Dopo tutti questi anni ho capito che, suonerà strano, ma sport e malattia parlano la stessa lingua.
Quando la vita ti mette di fronte a una sfida vera — che sia una finale olimpica o una diagnosi difficile — il manuale da seguire è lo stesso.
Cambia il campo. Cambiano le uniformi. Ma le regole del gioco, quelle profonde, quelle che fanno la differenza, sono identiche.
Stasera ve ne voglio raccontare alcune.
La prima:
LA VERA FORZA NON È QUELLA DI NON CADERE MAI, MA DI SAPERE COME RIALZARSI.
Probabilmente nessuno ci fa caso e in pochi ci pensano davvero, ma per raggiungere determinati livelli nello sport, si perde più spesso di quanto si vinca.
La disciplina, l’impegno e il sacrificio riducono il numero di queste sconfitte, ogni giorno sempre di più. Diverse volte mi sono ritrovata davanti ostacoli che mi sembravano più grandi di me, ho pensato spesso di non farcela o di non essere sempre all’altezza, talvolta la domanda che mi balenava in testa era: “Ne vale ancora la pena?”.
Nonostante le voragini nello stomaco e l’incertezza, ho capito che ciò che mi avrebbe aiutata non sarebbe stata solo la tecnica e l’allenamento, ma quello che la mia mente mi suggeriva di fare: non arrendermi.
La vera differenza la fa chi non si arrende e, chi combatte una malattia, lo sa meglio di chiunque altro. La forza non si misura nei muscoli. Si misura in quella scelta silenziosa, quotidiana, di alzarsi dal letto e provarci ancora. È la forma di coraggio più autentica che esista.
Ho capito che i veri supereroi non siamo noi sportivi, anche se superiamo spesso i nostri limiti, ma sono le persone che ogni giorno decidono di lottare più del giorno prima e crederci fino in fondo.
La seconda regola:
LA CONCENTRAZIONE È STARE NEL PUNTO, NON NEL RISULTATO.
Sicuramente conoscerete Julio Velasco, l’allenatore della nostra nazionale femminile.
Sono diversi anni ormai che ci guida, competizione dopo competizione, in questo percorso sportivo.
Una delle sue espressioni più comuni è la seguente: “Non pensate al set perso prima, non pensate al match point che dovremo giocare dopo. Giocate punto per punto”.
Significa che quando sei in campo, l’unica cosa che esiste è il punto che stai giocando adesso. Solo questo punto, nel presente. Qui e ora.
Nessuno meglio di chi sta attraversando momenti difficili e sta combattendo grandi battaglie nella malattia, sa quanto sia fondamentale stare nel momento, cercando di non farsi abbattere da ciò che è già successo o da ciò che potrebbe succedere.
Oggi, in occasione come queste, penso a tutte queste persone che stanno combattendo battaglie più grandi di loro e che magari si sentono persi, oggi vi dedico il mio più grande in bocca al lupo e vi dico: “Giocate in questo momento: state nel punto”.
Terza regola: NON SI VINCE DA SOLI.
Questa ve la dico come capitana della Nazionale.
L’oro olimpico di Parigi 2024 non è mio. È nostro. È di 13 atlete che hanno passato anni a costruire qualcosa insieme — non solo un sistema di gioco, ma un modo di stare al mondo. Di litigare e poi riabbracciarsi. Di fidarsi.
Dietro di noi, però, c’erano anche gli altri: gli allenatori, i preparatori atletici, i medici, i fisioterapisti e tutto lo staff.
I tifosi, ma anche e soprattutto le famiglie.
Ogni medaglia è una stratificazione di persone che ci hanno creduto e non hanno mai smesso, nemmeno per un momento.
L’AIL è esattamente questo per i pazienti oncologici e le loro famiglie: è la vostra squadra allargata. Sono i volontari che siedono accanto a chi è solo. I ricercatori che lavorano su soluzioni che non vedranno mai applicate a loro stessi, ma che cambieranno la vita di qualcun altro, anzi non solo la cambieranno: la salveranno.
Il dottor Navoni – che per me è molto più che il vice-presidente dell’AIL, è stato il nostro medico di famiglia, una presenza costante nella mia crescita – incarna esattamente questo spirito. È la prova che il confine tra cura professionale e cura umana, quando sei davvero al posto giusto, scompare.
La Quarta regola: CREDERCI SEMPRE. ANCHE QUANDO I NUMERI DICONO DI NO.
C’è un momento in cui uno sport, come la pallavolo, ti insegna qualcosa che nessun libro può insegnare: finché la palla è in gioco, tutto è possibile.
Mi piace pensare che questo valga anche per la scienza e per la ricerca.
Ogni scoperta è avvenuta perché qualcuno ha continuato a crederci, anche quando il risultato sembrava impossibile.
Sono sicura che sia capitato, ogni tanto, che alcune remissioni siano avvenute perché un paziente, una famiglia, un medico hanno deciso di NON smettere di provarci.
Hanno deciso di NON smettere di provarci anche i donatori, che ogni giorno sostengono la ricerca scientifica;
Hanno deciso di NON smettere di provarci i volontari che supportano i pazienti, in tutto il processo di cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma.
Hanno deciso di NON smettere di provarci i medici, gli infermieri, tutto lo staff che si impegna ogni giorno a migliorare la qualità della vita dei malati.
Non è passato un solo, singolo giorno in cui qualcuno di loro abbia mai smesso di crederci.
AIL per me è tutto questo. AIL per me significa che “tutto è ancora possibile”.
Se oggi sono qui è perché l’AIL non è un’associazione che ho conosciuto da adulta leggendo una brochure. È parte della mia storia. È nel DNA della mia famiglia.
Sono qui perché credo che quando hai ricevuto qualcosa — visibilità, voce, una platea — hai anche la responsabilità di usarla per quello che conta.
E sono qui perché, in fondo, il messaggio che voglio lasciarvi è semplice:
Che siate atleti o no…
Che stiate attraversando una difficoltà o che stiate semplicemente cercando di capire come essere utili nel mondo — ricordatevi questo:
Ogni grande risultato nasce da una scelta ripetuta ogni giorno.
La scelta di non arrendersi.
La scelta di stare nel presente.
La scelta di affidarsi alla propria squadra.
La scelta di credere che la palla sia ancora in gioco.
Concludo dicendo che voglio ringraziare soprattutto tutti quelli che ogni giorno lottano e non smettono mai di crederci, per le famiglie, per i pazienti e per la ricerca.
Ringrazio tutti quelli che hanno fatto questa scelta ogni giorno, senza arrendersi, proprio come l’AIL.
Grazie.
Anna Danesi






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